Storytelling: Le promesse spese male

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Per una via lunga e tortuosa brancola la mente vacillante d'un blogger quando si imbatte in due bravacci dai modi truzzi e dal fare coatto che con voci cupe e minacciose tuonarono codesta frase:

"Stò storytelling un sa' da fare!"


1° personaggio: Il Boss noto anche come l'innominato
Il passaggio per collegare la frase ad una persona se non altro sospettata sovvenne come un fulmine a ciel sereno ed in un attimo i pensieri lo condussero al Boss che vista la delicatezza del rapporto era solito chiamare, oltretutto a ragion veduta, per evitare chissà quali ipotetici problemi:

l'innominato.

Neanche a 12 giri di lancette all'indietro da quel momento, difatti, davanti ad un Hangout l'innominato era stato più che chiaro sulle sue intenzioni e finalità, d'altronde aveva usato testuali parole che certo lasciavano assai ben poco spazio all'immaginazione ed ancora gli parevano come rimbombare nella calotta cranica:

"Lucioski macché storytelling e storytelling lascia perdere questa perdita di tempo devi fare content marketing e mi raccomando non quello che intendi tu che scrivi tutto incasinato fallo facile e siamo tutti contenti!
Ricordi che ti ho già detto? ..Eh su fai il bravo, lascia perdere sta' stronzata, sto' pippone dello scrivere divertendoti per il piacere di farlo, devi pensare alla famiglia, ricordi?

E poi non dimenticare che per farlo bene basta pensare come un bimbo di 9 anni e che ci vuole, facile no? Eh facciamola finita una volta per tutte con sta' storia!"

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Reflussi di coscienza da blogger, reflussi gastrici
A chi parlarne, ora, del suo tormento? Non avrebbe dovuto farne vedere neanche l'ombra, la decisione era presto presa e come al suo solito, d'altronde, si sarebbe cotto a puntino tra ansie e tormenti vari, annoiato, lobotomizzato da Sky e ipnotizzato dalla solita ed ordinaria routine quotidiana e per cui non c'era neanche da sforzarsi tant'è che tutto sarebbe rimasto precisamente alla pari di com'era sempre stato.


2° personaggio: la pseudo-fidanzata del blogger
Tornato alle sue bozze solo un dubbio incessante lo tormentava ed avrebbe continuato a farlo se non fosse stato per il trillo del campanello, conosceva quel modo di suonarlo e di attaccarsi al bottone pari alla personalità incalzante e petulante di chi apparteneva il dito che lo schiacciava, alias:

la pseudo-donna in arte la meta-fidanzata.


Fu in quel momento, sull'uscio, in procinto d'aprire che capì di essere in trappola, l'idea di dover render conto sempre e comunque per campare divenuta realtà e che la libertà creativa se n'era andata e con un biglietto di sola andata.

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