Il blogging è un azzardo, lo storytelling proprio no

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Azzardo sul blogger del futuro (come sarà), un cantastorie, uno storyteller, un web copywriter o un formatore?

"Luciano, se lei guardasse ai libri tanto tempo quanto ne dedica alle sue esplorazioni al di fuori della finestra sarebbe uno studente modello."

Una classe ammutolita non emetteva alcun gemito di sottofondo, solo silenzio. L'odore era quello della sottomissione e se c'era una mosca certo non stava volando.
Nel mentre autistico mi ostinavo a fissare il pavimento dell'aula e chiedermi: "Ma come cazzo è possibile abbia le stesse mattonelle di casa mia, quante probabilità c'erano..? "

Nessuna perché la mia scuola era un collegio e casa mia, idem. Una era il proseguo dell'altra, punto, ahimè.

Sono nato vecchio in un corpo da giovane - questa l'avete già sentita -, da infante mi trattavano da adulto d’altro canto per poi iniziare a darmi del bamboccione con il prosieguo degli anni.

Mi strillavano in faccia concetti astrusi che solo in seguito e molto più tardi avrei compreso, più precisamente ora che sono pressappoco un adulto con le medesime paure di un bambino.

A quanto pare l’aspetto esteriore con la maturità c’entra assai ben poco.

Tuttavia la gioventù resta una febbre, programmata dall'anno zero e destinata ad esaurirsi al pari di una cometa, salvo scadenze impreviste. Finita è come ti svuotassi, come un canotto sgonfiato o almeno a me è sembrato così.


Oggi i giovani guardano la realtà da finestre diverse, finestre digitali, rispetto a quelle ove allora la mia fantasia andava suicidandosi.
Sin da quando mi hanno rinchiuso la prima volta in una costrizione esse erano la mia unica via di fuga, là fuori c’era l’avvenire ed io avevo furia di far crescere il mio guscio senza paura alcuna né preoccupazione.

Presto, un giorno avrei visto il mondo là fuori.

Che azzardo, sarei divenuto presto vecchio e finito per guardare un’altra volta dalle finestre un mondo non vissuto ma solo immaginato.

Mi preferivo allora quando avevo fretta perché adesso ho più paure che tempo davanti a me.

E tante preoccupazioni, prima fra tutte la nostalgia canaglia.

Seppur disilluso temo sempre di finire richiuso in una stanza magari pure senza una finestra.

Ma nel frattempo non cedo d'un millimetro a chi oggi come allora mi diceva d'essere un vagabondo nullafacente rispetto alla massa che si adoperava a vedere nelle faccende del presente svolte in una stanza l’avvenire mentre io solo al di fuori d’una finestra.


Prima all'asilo, poi alle elementari fino alle superiori. Credo ci abbiamo provato pure all'università ed a qualche corso. Sempre la stessa battuta, sempre lo stesso messaggio.

Cosicché il mio mondo rimaneva per me e loro erano tronfi nella loro prosopopea convinti che da quella finestra non ci si potesse vedere alcunché.

Già da quella stessa finestra riservata per pochi che da sulla realtà, la fantasia. Che tristezza non averne.. che pena mi fa chi la censura e poi punisce poiché non la comprende, poveraccio.



Almeno fin quando non è nato il blog. Poi tutto è cambiato, o quasi, dai diciamo molto.

Condividere tutto ciò è la magia del blogging nella fattispecie quando s'incontra a metà con lo storytelling.

In quel dato momento il lettore guarda dalla stessa mia stessa prospettiva, ed il passato se ne va via per il tempo di un post. Spazzato via, condannato alla non eternità dei miei ricordi e chissenefrega.

Ed è, evasione pura.